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lunedì 2 maggio 2011

REVIEW ON 'FUORI DAL MUCCHIO' (Italy)

ZIPPO - Maktub

Posto come un sigillo irrevocabile e indissolubile “Maktub”, terzo disco dei pescaresi Zippo, sancisce una ulteriore crescita nel sound e nella complessità delle composizioni, che dallo stoner desertico di “The Road To Knowledge” si getta più in là, verso i lidi cervellotici dei Tool, per immergersi in spirali metal da cui è difficile non farsi risucchiare, nelle sue ramificazioni prog e nei sobbalzi sludge. Sempre forte il legame che stringe la band ai rimandi letterari, in questo caso volte alle pagine intimiste e sacrali de “L’Alchimista” di Paulo Coelho, a cui le sette tracce di Maktub sono fortemente ispirate e legate da un filo conduttore elettrico e forte di un magnetismo oscuro. Laddove l’ombra dei Tool campeggia dietro i riff circolari e le esplosioni telluriche di “The Omens” o nelle spirali sulfuree di “Caravan To Your Destiny”, è nei climax di “We People’s Heart” che il cuore tormentato degli Zippo si libra impetuoso in tutta la sua eleganza e possanza, tra arabeschi e atmosfere fumose che esplodono in vortici saturi di carica elettrica, o nell’apporto di Ben Ward degli Orange Goblin a tinteggiare di pece le mura vorticose di “Man Of Theory”. E il caos continua inarrestabile in “Simum”, dove il sax di Luca T. Mai degli Zu deflagra i riff mantrici nel caos primordiale, eclissandosi in un vorticoso buco nero sonoro. “Maktub” è un flusso di coscienze tormentate in cui arrampicarsi fra le sue guglie tortuose implica un esperienza catartica. Un disco metal fatto come Dio Metallo comanda. “Maktub”, “così è scritto”, e non si torna indietro.

Luca Minutolo

venerdì 27 febbraio 2009

REVIEW ON 'FUORI DAL MUCCHIO' (Italy)

ZIPPO - The Road To Knowledge
(Subsound)

“The Road To Knowledge” è il secondo album degli Zippo dopo l’esordio autoprodotto “Ode To Maximum”, debutto dai chiari connotati stoner. Il termine “stoner”, per la verità, oggi appare piuttosto riduttivo per descrivere la proposta del quintetto pescarese: la musica è infatti un cangiante caleidoscopio ricco di sfumature: dal metal al doom, dalla psichedelia desertica al post-hardcore, dal folk acustico al prog. Liberamente ispirato agli “Insegnamenti di Don Juan” dello scrittore sudamericano Carlos Castaneda, il disco ne costituisce la trasposizione sonora, animato com’è da un’aura di esoterismo e mistica spiritualità e idealmente vicino alle culture native americane, che più di ogni altra avevano colto il rapporto uomo-natura. Tema centrale dell’album è la libertà dello spirito nello scegliere la propria strada da percorrere e nel trovare la via alla conoscenza. La musica ha forti legami col passato (primi fra tutti i Black Sabbath) e col presente (il nuovo metal “progressivo” dei Mastodon, lo stoner più acido e lisergico dei Queens Of The Stone Age, lo spleen dei Tool, le acrobazie sonore di Mike Patton). Nonostante gli inevitabili debiti stilistici, la proposta della band è personale e ricca di fascino, col suo continuo alternarsi e intrecciarsi di diversi stili musicali. Un’opera di sicuro ambiziosa, policroma e stratificata che fa degli Zippo una delle realtà più interessanti e promettenti della scena italiana post-stoner.

Gabriele Barone
http://www.ilmucchio.it/

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